Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson un libro personalizzato con tuo figlio protagonista
Rimpicciolito da un folletto, portato via da un'oca, attraverso tutta la Svezia
Una domenica mattina, in una fattoria della Scania, un ragazzino cattura il folletto di casa con un retino per farfalle, e il folletto lo fa diventare grande come un pollice. Quando le oche selvatiche passano in cielo, Martino, il papero bianco della fattoria, si alza in volo dietro di loro con il ragazzino in groppa. Guidati dalla vecchia Akka di Kebnekaise attraversano tutta la Svezia, si fanno beffe della volpe Smirre e arrivano in Lapponia. In autunno il ragazzino torna a casa un po' più saggio, e di nuovo della sua statura.
Palette di colori: goose-feather white, Swedish meadow green and northern sky blue
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Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson: la fiaba completa
C'era una volta, in una fattoria della Scania, giù giù nella punta più a sud della Svezia, un ragazzino che si chiamava Nils Holgersson. Nils non era cattivo, ma preferiva di gran lunga tirare la coda al gatto o rincorrere le galline per l'aia piuttosto che fare quello che gli si chiedeva.
Una domenica mattina il papà e la mamma indossarono i vestiti della festa. «Tu resti a casa e leggi il tuo libro senza fare chiasso», disse il papà, «e quando torniamo vedremo quante pagine hai letto.» Poi si incamminarono lungo il sentiero verso la chiesa, e Nils rimase solo.
Aveva appena girato una pagina quando vide qualcosa muoversi. Il coperchio della vecchia cassapanca intagliata della mamma era aperto, e sul bordo stava seduto un folletto, un vecchietto minuscolo, non più alto di una mano, con una lunga giacca nera e un cappello nero a tesa larga. Nils capì subito che era il folletto che veglia sulla fattoria. Svelto come un lampo staccò dal muro il retino per le farfalle e lo calò sull'omino.
«Fammi uscire!» gridò il folletto, arrabbiatissimo. E siccome Nils non faceva che ridere, il folletto pronunciò poche parole, e cominciò a succedere una cosa strana. La stanza diventava sempre più grande. Le gambe del tavolo si alzavano come alberi, la sedia diventò una montagna e il retino giaceva sul pavimento, grande come una barca da pesca. Nils si guardò le mani. Era diventato piccolo, vestiti e zoccoli compresi, finché non fu più grande del folletto stesso. E il folletto era sparito.
Nils corse fuori nell'aia per cercarlo. I passeri sulla staccionata scoppiarono a ridere. «Guardate Nils Holgersson! Guardate com'è piccolo!» Le galline gli si strinsero intorno chiocciando, il gatto sulla soglia socchiuse gli occhi, la mucca muggì dalla stalla, e Nils capiva ogni parola. Tutti avevano qualcosa da dire sulle code che aveva tirato e sulle galline che aveva rincorso, e niente di gentile.
Proprio allora un gran richiamo scese dal cielo. Uno stormo di oche selvatiche volava verso nord in una lunga V. «Venite! Venite! Su, verso le montagne!» gridavano. E Martino, il grosso papero bianco della fattoria, allungò il collo e sbatté le ali. «Aspettatemi!» starnazzò, e si mise a correre attraverso l'aia.
«Martino, fermati!» urlò Nils, e gli gettò le braccia al collo per trattenerlo. Ma Martino non si fermò. Si alzò in volo, sopra la staccionata, sopra il tetto di paglia, con il piccolissimo Nils in groppa aggrappato alle sue piume bianche, e via, dietro alle oche selvatiche.
Da lassù Nils guardò in basso, e tutta la pianura della Scania era stesa sotto di lui come un'immensa tovaglia a quadretti, con campi a quadrati verdi e marroni, e piccole chiese bianche e fattorie sparse qua e là come bottoni.
Quella sera le oche si posarono sul ghiaccio di un grande lago. La più vecchia di tutte si fece avanti. Era grigia e saggissima, e si chiamava Akka di Kebnekaise. Squadrò Nils dalla testa ai piedi. «Un cucciolo d'uomo», disse severa. «Noi degli uomini non ci fidiamo.» Ma Martino prese le difese del suo piccolo amico, e Akka permise a Nils di restare con lo stormo.
Quella notte stessa la volpe Smirre arrivò di soppiatto sul ghiaccio e afferrò un'oca addormentata. Nils si svegliò e le corse dietro più in fretta che potevano le sue gambette. Acchiappò la coda folta di Smirre e tirò con tutte le sue forze, finché la volpe, sorpresa, lasciò andare l'oca, che volò via, libera, nel cielo della notte. Poi Nils si arrampicò in cima a un alto faggio. Per tutta la notte Smirre girò ai piedi dell'albero, guardando in su e leccandosi i baffi, ma arrampicarsi non sapeva. All'alba arrivarono le oche e passarono in volo basso davanti al suo muso, ancora e ancora, finché la volpe le inseguì nel bosco e Nils poté scendere sano e salvo. Da quel giorno Akka non disse mai più una parola contro di lui.
Così Nils viaggiò con le oche selvatiche, e visse più avventure di quanti giorni ha un mese. Al castello di pietra di Glimminge, un esercito di ratti grigi era arrivato per scacciare i vecchi ratti neri del castello. Akka diede a Nils un piccolo zufolo di legno, e al chiaro di luna lui si allontanò per la pianura suonando, e ogni ratto grigio seguì la melodia fuori dal castello e lontano, lontanissimo, e nessuno tornò più.
Sulla collina del Kullaberg, sopra il mare, Nils vide la grande danza delle gru, l'unico giorno dell'anno in cui tutti gli animali si incontrano in pace. Lepri, cervi e uccelli stavano in cerchio, e le gru grigie saltavano e piroettavano con le ali spalancate, e Nils pensò di non aver mai visto niente di così bello.
Nella città di mare di Karlskrona, Nils fece lo sfacciato con la statua di bronzo del vecchio re nella piazza del mercato. Quella notte il re di bronzo scese dal suo piedistallo e lo inseguì per le vie illuminate dalla luna, con un gran clangore. Nils corse finché arrivò a una statua di legno dipinto, un vecchio marinaio, che si tolse il largo cappello e lo posò sul selciato. Nils ci si infilò sotto e rimase fermo come un topolino finché il re di bronzo non fu passato.
Finalmente le oche arrivarono in Lapponia, lassù nel nord, dove la neve resta sulle montagne tutta l'estate e di notte il sole non tramonta. Accanto a un limpido lago di montagna lo stormo fece i nidi, e Martino trovò un'oca grigia di nome Dunfin, che diventò sua sposa, e presto dei paperotti soffici sguazzavano intorno a loro.
Quando venne l'autunno, le oche volarono di nuovo verso sud, e Nils tornò con loro alla fattoria in Scania. Il papà e la mamma erano sulla porta, tristi, perché per tutta l'estate avevano sentito la mancanza del loro bambino. Nils corse nell'aia gridando: «Mamma! Papà! Sono tornato!» E mentre correva, cresceva. Diventò alto come le galline, alto come la staccionata e ancora di più, finché tornò della sua statura, in piedi in mezzo all'aia. Il papà e la mamma non credevano ai loro occhi, e non erano mai stati così felici.
La mattina dopo, prestissimo, Nils scese alla spiaggia. Le oche selvatiche si stavano radunando per il lungo volo verso sud. Ora che era di nuovo un bambino, non capiva più il loro linguaggio. Ma la vecchia Akka scese e fece un giro basso basso sopra di lui, e Nils salutò con la mano, e salutò ancora. Poi tutto lo stormo si alzò in una lunga V e volò via sopra il mare.
Nils rimase sulla sabbia finché non furono che un puntino nel cielo. E da quel giorno fu gentile con tutti gli animali della fattoria, perché ormai sapeva che ognuno di loro aveva qualcosa da dire.
Personaggi per la tua famiglia
Aggiungi queste persone al libro e interpreteranno questi personaggi, con i loro volti. Chiunque altro aggiungi entrerà nella storia nei propri panni, accanto al protagonista.
- Il folletto di casa — adatto a: Nonno, Zio, Papà, Amico o amica
- La madre alla fattoria — adatto a: Mamma, Zia, Nonna
- Il padre alla fattoria — adatto a: Papà, Zio, Nonno
- Martino, il papero bianco — sceglilo per nome nel passaggio successivo