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Il libro della giungla un libro personalizzato con tuo figlio protagonista

Un cucciolo d'uomo cresciuto dai lupi e la notte del Fiore Rosso

Un piccolissimo cucciolo d'uomo entra gattonando nella tana dei lupi, e Mamma Lupa lo tiene come uno dei suoi. Baloo l'orso gli insegna la Legge della Giungla, Bagheera la pantera gli insegna ad arrampicarsi, e quando il Popolo delle Scimmie lo porta via nella sua città in rovina, Kaa, il grande pitone, arriva in suo aiuto. Alla fine, con il Fiore Rosso alzato in alto, Mowgli scaccia Shere Khan.

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Palette di colori: deep jungle green, tiger amber and moonlit indigo

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Un cucciolo d'uomo nella tana dei lupi
Un cucciolo d'uomo nella tana dei lupi
La Danza della Fame di Kaa tra le rovine delle Tane Fredde, al chiaro di luna
La Danza della Fame di Kaa tra le rovine delle Tane Fredde, al chiaro di luna
Messua accoglie il ragazzo al villaggio con una ciotola di latte caldo
Messua accoglie il ragazzo al villaggio con una ciotola di latte caldo

Il libro della giungla: la fiaba completa

Erano le sette di una sera caldissima sulle colline di Seeonee quando Babbo Lupo si svegliò dal suo riposo. Mamma Lupa era sdraiata col grande muso grigio sopra i suoi quattro cuccioli, che le ruzzolavano addosso, e la luna brillava all'ingresso della tana.

All'improvviso qualcosa frusciò tra i cespugli, e lì, al chiaro di luna, comparve un bimbetto bruno che sapeva appena camminare. Alzò gli occhi verso Babbo Lupo e scoppiò a ridere.

«È un cucciolo d'uomo?» chiese Mamma Lupa. «Non ne ho mai visto uno. Portalo qui.» Il piccolo si fece largo tra i lupacchiotti per stare vicino al pelo caldo, e non aveva per niente paura.

D'un tratto la luce della luna sparì. Shere Khan, la grande tigre zoppa, aveva cacciato il suo enorme testone quadrato nell'apertura della tana. «Un cucciolo d'uomo è passato di qui» ringhiò. «Datemelo!»

Ma la tana era troppo stretta perché ci entrasse una tigre, e Mamma Lupa balzò in piedi con gli occhi come due lune verdi. «Il cucciolo d'uomo è mio» disse. «Correrà con il Branco e caccerà con il Branco. Vattene, Zoppo!» Shere Khan uscì dalla tana brontolando, e Mamma Lupa si voltò verso il piccolo. «Ti chiamerò Mowgli, la Rana» disse, «perché non hai neanche un po' di pelo.»

Quando i cuccioli furono abbastanza grandi, Babbo Lupo li portò tutti al Consiglio del Branco, sulla Rupe del Consiglio, dove Akela, il grande Lupo Solitario grigio, stava disteso sulla sua pietra piatta sotto la luna piena. «Guardate bene, o Lupi!» gridò. «Guardate bene!» Mowgli sedeva in mezzo al cerchio e giocava con i sassolini che luccicavano al chiaro di luna.

Dall'ombra arrivò il ruggito di Shere Khan: «Quel cucciolo è mio!»

«Chi parla per questo cucciolo?» chiese Akela.

Allora si alzò Baloo, il sonnacchioso orso bruno che insegna ai lupacchiotti la Legge della Giungla. «Parlo io per il cucciolo d'uomo» disse. «Lasciatelo correre con il Branco. Sarò io il suo maestro.» Poi un'ombra nera scivolò nel cerchio. Era Bagheera, la Pantera Nera, che aveva una voce dolce come il miele selvatico. «Alla buona parola di Baloo» disse Bagheera «aggiungo un toro bello grasso della valle, se lo terrete con voi.» Così il Branco acconsentì, e Mowgli diventò un lupo del Branco di Seeonee.

Crebbe insieme ai lupacchiotti. Baloo gli insegnò la Legge della Giungla e le Parole Maestre di tutti i popoli della giungla: «Noi siamo dello stesso sangue, tu e io». Bagheera gli insegnò ad arrampicarsi bene come nuotava, e a nuotare quasi bene come correva.

Gli unici che non rispettavano la Legge erano i Bandar-log, il Popolo delle Scimmie. Chiacchieravano tutto il giorno e dimenticavano tutto subito. Un pomeriggio scesero dai rami, diedero delle noci a Mowgli, gli dissero che era bravissimo e in un lampo lo portarono su, in cima agli alberi. Via, di ramo in ramo, con Mowgli che si dondolava sulle liane in mezzo a loro e la giungla verde giù, giù in fondo.

Lassù volava Chil, il Nibbio. Mowgli gli gridò le Parole Maestre degli Uccelli: «Noi siamo dello stesso sangue, tu e io! Segui la mia pista! Avvisa Baloo e Bagheera!»

Giù a terra, Baloo e Bagheera corsero da Kaa, il grande Pitone delle Rocce, che si scaldava al sole con i suoi dieci metri di spire lucenti su una sporgenza tiepida. «I Bandar-log hanno preso il nostro cucciolo d'uomo» disse Baloo, «e hanno paura soltanto di te.»

«Mi chiamano verme, eh?» sibilò Kaa. «E allora andiamo.»

Le scimmie portarono Mowgli alle Tane Fredde, una città in rovina degli antichi re, nel cuore della giungla, dove le radici avevano spaccato il marmo e gli alberi crescevano sui tetti del palazzo. Lo chiusero in un padiglione dalla cupola rotta e ballarono sui muri, strillando che lui avrebbe insegnato loro ogni cosa.

Poi sorse la luna. Bagheera arrivò balzando sopra le rovine, Baloo salì arrancando tra le pietre, e le scimmie si gettarono su di loro strillando. Alla fine Kaa scivolò oltre il muro crollato. Le scimmie ammutolirono. Kaa cominciò a ondeggiare al chiaro di luna, spira dopo spira, nella sua Danza della Fame, e ogni scimmia restò immobile, con lo sguardo fisso. Perfino Baloo e Bagheera cominciarono a sentirsi trasognati. Ma Mowgli non era incantato. «Venite via!» chiamò piano, e condusse i suoi amici fuori dalle Tane Fredde, fino a casa.

Passarono gli anni, e Akela invecchiò. Shere Khan sussurrava ai giovani lupi che un cucciolo d'uomo non c'entrava niente con il Branco. «Scendi al villaggio» disse Bagheera «e prendi il Fiore Rosso. Tutte le bestie della giungla ne hanno paura.»

Quella notte Mowgli scivolò fino al villaggio e tornò con un vasetto di coccio pieno di braci accese. Al Consiglio seguente, quando Shere Khan ruggì per averlo, Mowgli si alzò dritto, infilò un ramo secco nel vaso e lo sollevò in alto. Il Fiore Rosso divampò sopra la sua testa. Shere Khan e i giovani lupi fecero dietrofront e fuggirono nella notte, e Akela fu salvo.

Allora a Mowgli fece male qualcosa dentro, e le lacrime gli scesero sul viso. «Sono soltanto lacrime, Fratellino» disse Bagheera. «Adesso sei un uomo.»

All'alba, ai piedi della collina, Mowgli salutò Mamma Lupa, Babbo Lupo e i suoi quattro fratelli. «Tornerò» promise. Poi scese dalla giungla fino ai campi, dove una donna gentile di nome Messua lo aspettava sulla porta con una ciotola di latte caldo e del pane. E di tra gli alberi, la sua famiglia di lupi lo guardò andare.

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