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Canto di Natale un libro personalizzato con tuo figlio protagonista

Tre spiriti, un cuore burbero, un Natale pieno di allegria

In una nevosa vigilia di Natale, il nostro eroe va a trovare il vecchio e scontroso Ebenezer Scrooge proprio mentre il fantasma di Marley arriva trascinando le sue catene. Insieme volano con tre spiriti magici attraverso i Natali passati, presenti e futuri. Al mattino Scrooge ha imparato a essere gentile, e c'è un tacchino speciale per tutti.

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Palette di colori: holly green, candlelight gold and berry red

Pagine di esempio

Illustrazioni di esempio di questa storia. Il tuo libro sarà illustrato con il tuo bambino come protagonista, nei colori di questa storia.

Il fantasma di Marley fa tintinnare le catene accanto al letto di Scrooge
Il fantasma di Marley fa tintinnare le catene accanto al letto di Scrooge
Tiny Tim e i Cratchit attorno al loro budino di Natale
Tiny Tim e i Cratchit attorno al loro budino di Natale
Scrooge alla finestra in una soleggiata mattina di Natale
Scrooge alla finestra in una soleggiata mattina di Natale

Canto di Natale: la fiaba completa

C'era una volta, nella vecchia Londra, un uomo di nome Ebenezer Scrooge. Era ricco, ma era l'uomo più avaro e più burbero di tutta la città. Non sorrideva mai, non regalava mai niente, e quando qualcuno gli augurava buon Natale, borbottava soltanto: «Bah, sciocchezze!»

In una fredda e nebbiosa vigilia di Natale, un bambino di nome Tom bussò alla porta dell'ufficio di Scrooge. Tom portava un cestino di agrifoglio per i vicini ed era venuto ad augurare buon Natale a tutti. Dentro faceva quasi freddo come in strada. Scrooge stava curvo sulla sua alta scrivania a contare i soldi. Il suo scrivano, il povero Bob Cratchit, tremava su uno sgabello cercando di scaldarsi le mani su un fuoco con un solo pezzetto di carbone.

«Buon Natale, signor Scrooge!» disse Tom.

«Bah, sciocchezze!» sbottò Scrooge. «Il Natale è una perdita di tempo e di denaro.»

Bob Cratchit fece a Tom un sorriso gentile e una strizzatina d'occhio, e Tom decise che qualcuno doveva tenere d'occhio quel vecchio brontolone.

Quella notte Scrooge tornò nella sua casa grande e buia e si infilò nel suo letto con le tende. Tom, che lo aveva seguito per portargli un rametto di agrifoglio, sbirciava da dietro un'alta poltrona. All'improvviso sentirono un rumore di ferraglia che saliva le scale, clang, clang, clang. La porta si spalancò ed entrò fluttuando un fantasma pallido e triste, avvolto in lunghe catene a cui erano appesi forzieri, chiavi e lucchetti.

«Jacob Marley!» ansimò Scrooge. «Il mio vecchio socio!»

«Porto la catena che mi sono forgiato in vita», disse il fantasma con tristezza. «Anello dopo anello, uno per ogni buona azione che non ho mai fatto. Anche tu ne stai forgiando una uguale, Ebenezer. Ma per te c'è ancora speranza. Stanotte ti faranno visita tre spiriti. Ascoltali.» E con un ultimo tintinnio di catene, Marley uscì fluttuando dalla finestra e sparì.

All'una in punto la stanza si riempì di una luce morbida. Lì, accanto al letto, c'era una strana figura luminosa, bambino e vecchio nello stesso tempo, con una fiamma chiara che gli brillava sulla testa. «Sono lo Spirito del Natale Passato», disse con dolcezza. Aprì la finestra, prese Scrooge per la manica, Tom si aggrappò forte alla colonna del letto, e all'improvviso stavano tutti volando sopra i tetti.

Atterrarono in un magazzino caldo e animato, pieno di musica e di risate. Un violinista suonava in piedi su una botte, e un omone allegro e tondo ballava con tutte le sue forze. «Ma è il vecchio Fezziwig!» esclamò Scrooge. «Ho lavorato qui quand'ero ragazzo! Che Dio lo benedica!» Guardarono il giovane Scrooge ballare e ridere con i suoi amici, e per la prima volta dopo tanti anni il vecchio Scrooge sorrise.

Quando furono di nuovo nella camera di Scrooge, l'orologio batté le due, e una gran risata rimbombò dalla stanza accanto. Scrooge e Tom aprirono la porta e rimasero senza fiato. La stanza era piena dal pavimento al soffitto di tacchini e pudding, arance, caldarroste e pasticcini di Natale, e in cima a tutto sedeva un gigante allegro con una veste verde, che reggeva una torcia splendente. «Sono lo Spirito del Natale Presente», tuonò con bontà. «Venite a vedere!»

Mostrò loro Fred, il nipote di Scrooge, che rideva alla sua festa di Natale mentre gli invitati giocavano a mosca cieca. Poi mostrò loro la casetta minuscola dei Cratchit. In tavola non c'era granché, ma la signora Cratchit portò un piccolo pudding di Natale con tanto orgoglio come se fosse stato il più bello del paese, e tutti applaudirono. Il figlio più piccolo di Bob Cratchit, Tiny Tim, sedeva sul suo sgabellino con la stampella accanto. Era piccolo e non stava molto bene, ma alzò la sua tazza e disse: «Dio ci benedica, tutti quanti!»

«Spirito», disse Scrooge a bassa voce, «dimmi che Tiny Tim starà bene.»

Lo Spirito non disse nulla, e la stanza svanì.

Al terzo rintocco, una figura alta e silenziosa, con un lungo cappuccio scuro, scivolò verso di loro. Non parlò affatto. Era lo Spirito del Natale Futuro. Alzò una lunga mano e indicò. Rividero la casetta dei Cratchit, ma ora era silenziosa e buia. Lo sgabellino accanto al fuoco era vuoto, e la piccola stampella era appoggiata al muro. Nessuno rideva.

Scrooge cadde in ginocchio. «Spirito, cambierò!» gridò. «Terrò il Natale nel cuore tutto l'anno. Dimmi che non è troppo tardi!» Tom era proprio dietro di lui, e vedeva bene che Scrooge diceva sul serio.

Subito dopo Scrooge si ritrovò nel suo letto, aggrappato alla sua colonna del letto, e il sole entrava a fiotti dalla finestra. Le campane suonavano in tutta Londra. Scrooge spalancò la finestra, e Tom si affacciò dal vetro accanto.

«Ehi, tu, ragazzo!» gridò Scrooge a un ragazzino nella strada innevata. «Che giorno è oggi?»

«Ma è Natale, signore!»

«Natale! Non me lo sono perso!» rise Scrooge. «Conosci la bottega del pollivendolo all'angolo? Quella col tacchino premiato in vetrina, grande quanto te? Va' a comprarlo e fallo portare a casa di Bob Cratchit!»

Così l'enorme tacchino premiato fu portato per le strade fino alla porta dei Cratchit, e Tom camminava dietro col suo cestino di agrifoglio, con un sorriso da un orecchio all'altro.

Quel pomeriggio qualcuno bussò alla porta dei Cratchit. Entrò Scrooge, raggiante, con una sciarpa nuova di zecca attorno al collo. «Buon Natale!» disse. «Sono venuto a unirmi al vostro pranzo, se mi volete. E Bob, da domani ti aumento lo stipendio, e avrai tutto il carbone che ti serve!»

Si sedettero tutti insieme intorno al tacchino dorato, e ci furono risate, applausi, canti e giochi finché le candele non si consumarono. Scrooge mantenne la parola. Diventò un amico buono e un uomo gentile come la vecchia città non ne aveva mai conosciuti, e fu come un secondo padre per Tiny Tim, che crebbe forte e sano. E da allora la gente diceva che, se qualcuno sapeva festeggiare davvero il Natale, quello era Ebenezer Scrooge.

Come diceva Tiny Tim: «Dio ci benedica, tutti quanti!»

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Aggiungi queste persone al libro e interpreteranno questi personaggi, con i loro volti. Chiunque altro aggiungi entrerà nella storia nei propri panni, accanto al protagonista.

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