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La Fatina dei Denti un libro personalizzato con tuo figlio protagonista

Un dentino che dondola e un castello tra le nuvole

Il primo dentino che dondola del nostro eroe si muove tutto il giorno, finché alla fine cade da solo. Quella notte una minuscola, gentile fatina dei denti entra dalla finestra e porta il nostro eroe, diventato piccolissimo, nel suo splendente castello di denti tra le nuvole.

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Palette di colori: moonlit lavender, pearl white and starlight gold

Pagine di esempio

Illustrazioni di esempio di questa storia. Il tuo libro sarà illustrato con il tuo bambino come protagonista, nei colori di questa storia.

Un primo dentino che dondola e una mela rossa croccante
Un primo dentino che dondola e una mela rossa croccante
Una fatina minuscola con la lanterna alla finestra
Una fatina minuscola con la lanterna alla finestra
Un castello di denti scintillante tra le nuvole
Un castello di denti scintillante tra le nuvole

Libri di esempio

La Fatina dei Denti: la fiaba completa

Una mattina, a colazione, Marco stava mordendo il suo pane con la marmellata quando sentì una cosa strana. Uno dei suoi dentini davanti, giù in basso, si muoveva.

Lo toccò con la punta della lingua. Dondolava! Avanti e indietro, avanti e indietro, come una porticina con il vento.

«Mamma!» disse Marco, con gli occhi grandi. «Ho un dentino che dondola!»

La mamma si sporse sopra il tavolo e sorrise. «Il tuo primo dentino che dondola» disse. «Vuol dire che stai diventando grande. Presto cadrà da solo, e al suo posto ne crescerà uno nuovo.»

Marco ridacchiò e lo spinse ancora con la lingua. Dondolo, dondolo. Faceva un po' il solletico.

Per tutta la mattina il dentino non stette fermo un momento. Quando Marco andò ai giardinetti e salì sull'altalena, più su, più su, fin quasi a toccare le foglie, il dentino dondolava insieme a lui. Quando scese dallo scivolo, dondolava. Quando rise con il suo amico Pietro, dondolava ancora. E Marco non smetteva di sorridere, perché era proprio un bel segreto da portare in bocca.

Il pomeriggio la nonna gli diede una mela rossa, lucida e croccante. Marco le diede un morso grande grande. Crunch! E il dentino fece un dondolo così forte che Marco rimase con la bocca aperta.

«Ci siamo quasi» disse la nonna.

E infatti, poco dopo, mentre Marco stava facendo una smorfia buffa allo specchio, il dentino fece clic e cadde da solo, tic, nel palmo della sua mano. Senza fare male, nemmeno un pochino.

Marco lo guardò a lungo. Era piccolissimo e bianco come una perla. Poi si guardò allo specchio e vide un buchino nuovo nel suo sorriso. Rise forte, e dal buchino passava l'aria con un fischio.

«Stasera lo mettiamo sotto il cuscino» disse la mamma. «Per la Fatina dei Denti.»

Quella sera Marco mise il dentino in un sacchettino di stoffa azzurra, chiuso con un cordoncino. Poi, con la sua scrittura più bella, scrisse un bigliettino: «Cara Fatina dei Denti, questo è il mio primo dentino. Trattalo bene. Ciao, Marco.» Piegò il biglietto in quattro e lo mise sotto il cuscino, accanto al sacchettino. Poi si infilò nel letto, chiuse gli occhi e si addormentò, con la luna che guardava dalla finestra.

Nel mezzo della notte, qualcosa lo svegliò. Una lucina. Piccola, dorata, che saltellava vicino alla finestra.

Marco si tirò su a sedere. Sul davanzale c'era una fatina minuscola, non più alta di un mignolo, con le ali che scintillavano come bolle di sapone e una lanterna piccina piccina in mano. E dietro di lei, con le orecchie tonde e i baffi che fremevano, c'era un topolino con un grembiule bianco.

«Buonasera, Marco» disse la fatina con una voce dolce. «Ho letto il tuo bigliettino. Il tuo dentino è proprio bello. Ti piacerebbe vedere dove lo porto?»

Marco fece sì con la testa, tanto forte che gli si arruffarono i capelli.

La fatina scosse la lanterna, e ne uscì una polvere di stelle che gli cadde addosso come neve dorata. E Marco cominciò a rimpicciolire. Diventò grande come una bambola, e poi ancora più piccolo, e il suo pigiama a righe rimpicciolì con lui, finché fu alto come un pollice, proprio come la fatina. E sulle sue spalle sentì crescere due alucce leggere.

«Andiamo!» disse la fatina, prendendolo per mano.

Volarono fuori dalla finestra, uno accanto all'altra, sopra il cortile, sopra i tetti del paese addormentato, sopra il campanile e le strade silenziose dove dormivano anche i gatti. Su, sempre più su, finché arrivarono tra le nuvole, morbide e bianche come panna.

E lì, in cima alla nuvola più alta, c'era un castello. Le sue mura erano fatte di dentini bianchi e lucenti, messi uno sull'altro come mattoncini di perla, e le torri scintillavano alla luce della luna. Sul cancello, il Topolino dei denti agitava la zampetta.

«Benvenuto al castello dei denti!» squittì.

Dentro, il castello era pieno di fatine indaffarate. Alcune lucidavano dentini con piccoli panni di seta, e i dentini, più li lucidavano, più brillavano, finché diventavano piccole stelle e volavano su nel cielo. Altre fatine, sedute su una scala lunghissima, lucidavano la luna, perché fosse ben chiara per tutti i bambini che dormono.

«Vuoi aiutarci?» chiese una fatina, e diede a Marco un pannino. Marco strofinò un dentino, piano piano, e quello cominciò a brillare, sempre di più, finché schizzò via come una scintilla e andò ad accendersi lassù, tra le altre stelle. Marco rise di gioia.

Poi la fatina lo prese per mano e lo portò davanti a un muro del castello. In mezzo a tutti i dentini bianchi c'era un posticino vuoto, piccolo piccolo.

«Questo posto aspettava proprio il tuo dentino» disse.

Marco tirò fuori il suo dentino e lo sistemò nel muro. Ci stava perfettamente. E subito brillò insieme a tutti gli altri.

Ma il cielo, laggiù in fondo, cominciava a diventare rosa.

«È ora di tornare» disse la fatina.

Volarono di nuovo giù, sopra le nuvole, sopra i tetti, dentro la finestra. Marco si posò sul cuscino, e mentre la polvere di stelle svaniva, cominciò a ridiventare grande, sempre più grande, finché fu di nuovo Marco, nel suo letto, con il suo pigiama a righe. Si infilò sotto la trapunta e chiuse gli occhi.

Al mattino il sole entrava dalla finestra. Marco sollevò il cuscino. Il sacchettino azzurro era sparito. Al suo posto c'era una moneta lucente e un bigliettino minuscolo, tutto pieno di brillantini: «Grazie, Marco. Il tuo dentino ora brilla nel mio castello.»

Marco corse in bagno e si guardò allo specchio. E lì, nel buchino, spuntava già la punta bianca di un dentino nuovo.

Prese lo spazzolino e lo lavò con cura, su e giù, su e giù, con il sorriso più orgoglioso del mondo.

Personaggi per la tua famiglia

Aggiungi queste persone al libro e interpreteranno questi personaggi, con i loro volti. Chiunque altro aggiungi entrerà nella storia nei propri panni, accanto al protagonista.

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